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Albaria Magazine
2003
Speciale 
World festival 
on the Beach



Prima Pagina 


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Albaria Magazine
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Pubblicazione iscritta il 26/03/1983 al n.10 del Registro della Stampa presso il Tribunale di Palermo  - Direttore:
Vincenzo Baglione
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Prima Pagina
è
un servizio di Albaria per evidenziare alcuni avvenimenti che corredati da immagini fotografiche 

 

SPIAGGIA D'INVERNO,
BARACCOPOLI D'ESTATE



Immaginate una spiaggia, di sabbia fine e bianca che orla un mare di cristallo, che incornicia un delizioso golfo da cartolina illustrata, che decora una delle più suggestive baie del mondo. 
Il vento soffia incessante, fresco e leggero, appena una brezza; le nuvole si rifiutano di sostare per più di un intero giorno, pronte a veleggiare verso siti meno ospitali di questo. 
Il sole enfatizza i profili, li rende di fuoco, li esalta, li colora. I gabbiani sfrecciano giocosi, inseguendo ora una barca da pesca, ora un natante da diporto. 
Da una parte della baia, un monte a dirupo sul mare, dall’altra alcuni club nautici, che consentono a ragazzacci dai lunghi capelli e dai forti bicipiti, di scorazzare per il golfo appesi agli stessi fili a cui, i bambini, affidano gli aquiloni al cielo infinito e profondo. In mezzo un brulicare di attività: la libreria “culturale”, la banca, tanti ristoranti, negozi, un delizioso paese incastonato, come una gemma, tra le gemme. Tutto questo è dentro la città di Palermo e a completa disposizione della comunità internazionale. È un paradiso, sembra di essere ai tropici, eppure siamo a Palermo, in Sicilia, Italia, Europa.

È un paradiso, esclamano i turisti tedeschi, danesi, giapponesi, americani, australiani che capitano da queste parti da settembre a maggio…
Ma è davvero un paradiso?
Inesorabile, infatti, il calendario sfoglia le sue pagine e, dopo maggio, arriva giugno.

Ed è a giungo che il mondo si capovolge, si attorciglia, collassa su sé stesso.
Il paradiso diventa un inferno: i turisti fuggono stupiti. La spiaggia di sabbia bianca scompare, letteralmente cancellata da una moltitudine di “capanne” di legno, accostate l’una all’altra, in una frenesia di angusti cortili nella ristrettissima spiaggia di Mondello. Assi bianche, assi rosse, assi arancio, assi verdi… Le “capanne” si riuniscono in “cortili”, i “cortili” in “settori”, quegli stessi “settori” che in alcune giornate ricordano tristi accentramenti, tristi concentramenti. Il tutto, a rendere la similitudine grottescamente più realistica, rigorosamente sigillato da una cancellata in ferro, che solo da marzo 2002 è stata alleggerita da paurosi spuntoni metallici. Pochi varchi consentono al cittadino comune l’accesso all’arenile e quindi al mare, che da Hemingway in poi è sinonimo di libertà. 
L’accesso è consentito, certo, ma solo agli estremi di una lunga spiaggia. Non c’è spazio per chi, residente, turista, altro non chiede che di raggiungere un attimo di effluvio salmastro, di inalazioni di iodio, di mare. All’insegna del business a tutti i costi, una società – l’immobiliare italo-belga – reclama i suoi diritti e, contestualmente, azzera i diritti fondamentali del resto del mondo sotto gli occhi distratti delle autorità cittadine.

Questa società “immobiliare” ha ricevuto i diritti di concessione della spiaggia di Mondello che comprende anche lo Stabilimento in muratura ed il ristorante Charleston sul mare per ben venti (dicasi venti) anni – dal 1992 - del demanio alla modica cifra di circa diciannove milioni delle vecchie lire. Soli diecimila euro per impedire alla collettività di poter utilizzare pubblicamente una grande porzione della città di Palermo. E già, perché ogni “utente” munito di tessera sborsa cifre sicuramente esorbitanti che non possono essere giustificate dai servizi resi, né danno giustizia alla anomala privatizzazione di un bene pubblico prezioso non soltanto per i palermitani ma per l’intera nazione. Una situazione questa contestata da tutti gli schieramenti politici dagli uomini di sinistra, di centro, di destra, un’ingiustizia che continua ad essere sopportata dagli uomini di questa terra che amano il mare. 



Chi può fermare tale scempio? 
Chi ha il dovere di stoppare la deturpazione di una spiaggia che il mondo invidia a Palermo, alla Sicilia, all’intera nazione? La risposta è semplice e complessa al tempo stesso. Plaudiami intanto all’attenzione di tanti personaggi e soprattutto a Legambiente a cui va il merito di avere “sensibilizzato” quelle forze cittadine che con successo si sono mobilizzate per risolvere - l’emergenza inquinamento del mare di Mondello - problema complesso e sterttamente connesso alla realizzazione e completamento del sistema fognario che interessa circa 3500 unità abitative. Un sistema di smaltimento che necessita con urgenza di essere ultimato per sgravare quelle condotte artificiali e falde acquifere da quei “reflui” che superati alcuni livelli di guardia, si riversano nel mare dove madre natura, grazie alle frequenti correnti marine, provvede a ridare colori tropicali e cristallinità alle acque.