L'Universiade tra ritardi e cantieri aperti
di Guido Fiorito
Tratto dal Gionale di Sicilia di mercoledi 3 settembre

 

All'attuale governo regionale va riconosciuta l'attenuante di aver ereditato quel che i sei governi precedenti non avevano risolto, ma il successo di cui si parla è quello di Juri Chechi, di Valentina Vezzali dei generosi calciatori azzurri, dei giganti del basket universitario Usa, non quello della Regione siciliana. Ciò non sia di meraviglia: appropriarsi dei successi sportivi, da destra a sinistra dei Parlamenti, è sport diffuso tra i politici di tutte le nazioni. Ma, per favore, non definiamo un successo la mancata costruzione dei villaggi per gli atleti nelle tre città universitarie (troppe per l'Universiade, una scelta scriteriata): sarebbero divenuti preziose abitazioni per studenti fuorisede. Gli atleti sono stati ospitati in ottimi alberghi, ma di tutti questi soldi cosa ne resta di concreto per i contribuenti siciliani? È un insuccesso mostrare a tutta l'Italia in diretta tv il campo della Favorita sterrato, rovinato dalla cerimonia inaugurale.

È un insuccesso il modo a dir poco confuso con il quale è stato gestito l'ingaggio dei volontari. È un insuccesso la guerra degli inviti: far pagare una piccola somma per biglietto avrebbe disciplinato gli ingressi agli stadi. Tutto ciò, è conseguenza di un peccato originale: affidare l'Universiade all'incompetente apparato regionale, piuttosto che a uomini o federazioni che di sport si occupano ogni giorno. Ora restano i cantieri aperti. Palermo aspetta un palasport da quasi trent'anni. Chi gestirà gli impianti completati? Le gestioni pubbliche sono state fonte di gravi sprechi, adesso i Comuni promettono di affidarle alle federazioni sportive, di formare società miste. Ciò va concluso al più presto. E, infine, verificheremo che i lavori degli impianti sportivi, l'appuntamento con il palasport di fondo Patti è per il marzo '98, siano chiusi entro le date previste. Almeno questo sia per il tempo. Un inizio sofferto che ha provocato la protesta di tutti i sindaci del trapanese, i trasporti in crisi per le grandi distanze da coprire, il pasticcio dei volontari, l'entusiasmo del pubblico. E adesso quattordici impianti sportivi da completare. Cantieri aperti, polemiche, errori L'Universiade dei ritardi non è finita. Polemiche, gare, applausi, ancora polemiche. La macchina organizzativa dell'Universiade è stata smontata ma non è finita. Impianti sportivi che sono cantieri aperti, tante domande, alcune imbarazzanti, alle quali il governo regionale dovrà dare una risposta. Un confronto che toccherà anche le commissioni regionali antimafia. Gli impianti. I cinque anni d'immobilismo (dal'91 al '96 spesi in parole) hanno deciso la piega dell'organizzazione delle Universiadi siciliane: una corsa contro il tempo con ritardi non più ricuperabili. Risultato: la figuraccia di utilizzare solo due impianti nuovi, più quello di baseball, sport non inserito nel programma ufficiale. Un esempio, il Paladombosco di Palermo, mille spettatori di capienza, insufficiente per partite d'Italia di basket mentre del nuovo palasport palermitano esistevano solo le fondamenta. Positiva, invece, la ristrutturazione della piscina olimpica di Palermo e del "Cibali". la legge che ha permesso di continuare i lavori dopo l'inizio dell' Universiade è un esercizio di realismo. Adesso vi sono quattordici impianti da completare e andranno rispettati i tempi per la fine dei lavori: dal dicembre '97 per la cittadella di Mesima a Catania al Marzo '98 del palasport di fondo Patti. Da rifare il fondo piatto della Favorita rovinato per il montaggio del palco della cerimonia inaugurale dove, nella fretta, a tutto si è badato meno che a salvare l'erba. Difficoltà anche al "Cibali", dove l'erba era stata appena seminata, dopo la cerimonia di chiusura. I giochi di un isola. Mai una manifestazione sportiva con tanti sport era stata distribuita su una superficie così vasta. Una scelta perdente. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha difeso il modello scelto in Sicilia perché non ritiene giusto che tutto pesi, con conseguenze all'ambiente, su una sola città; il presidente della Fisu, Primo Nebiolo lo ha bocciato dopo aver toccato con mano quel che stava succedendo, in particolare nel settore trasporti con squadre costrette a compiere molte decine di chilometri in pullman per allenarsi o giocare. In effetti, come lo stesso Orlando ha aggiunto, se le Universiadi in una città andavano organizzate bene quelle su un'isola andavano organizzate benissimo. Un obbiettivo che si è dimostrato impossibile con la velocità di tartarughe della burocrazia e della politica regionale siciliana. Il pubblico. È stata la sorpresa positiva dell' Universiade siciliana perché c'è stato il tutto esaurito per moltissime discipline, dalla ginnastica (e non solo quando c'era Chechi) al basket, dall'atletica al "Cibali" alla pallavolo al Palacatania e a Sant'Agata Li Battiati, fino alla festa dei trentamila alla Favorita di Palermo per la vittoria dell'Italia del calcio. Lasciamo perdere i numeri. Su alcuni giornali si è letto che l'Universiade ha totalizzato due milioni di spettatori; per l'organizzazione sono stati un milione 667.000: è una cifra impossibile da calcolare con tale precisione. Per esempio, la Fisu ha misurato 40.000 spettatori per il tennis a Palermo, numero superiore di molto a quello reale. L'ingresso gratuito, decisione che ha ricevuto accuse di demagogia, ha contribuito a riempire gli impianti ma ha creato grande confusione agli ingressi. La necessità di un invito appariva e spariva secondo le giornate e i campi. Risultato: assalto ai punti di informazione dove, improvvisamente, venivano consegnati, talvolta senza un preavviso. E poi partite cambiate più volte di città: il record per l'Italia-Olanda di calcio che, in due giorni, veniva assegnata prima a Partinico, poi a Caltanissetta, poi a Cefalù e, infine a Palermo. Le incertezze iniziali sono state tali da provocare una singolare nota di protesta congiunta dei sindaci di Trapani, Marsala, Caltanissetta e Alcamo del presidente della Provincia di Trapani. I volontari. Uno dei capitoli più confusi di tutta l'operazione Universiade. Si decide di utilizzare volontari ma con la paga di 40.000 lire al giorno. La notizia è nota da mesi e montagne di domande si accumulano all'assessorato regionale al Turismo. La legge che prevede i volontari, invece, viene approvata solo in extremis, pubblicata l'8 agosto con dieci giorni di tempo per presentare le domande. Aspiranti volontari, aspiranti interpreti, aspiranti autisti, tempestano di telefonate e visite gli organizzatori senza ricevere risposte chiare. Intanto, nei gruppi di coordinamento tecnico operativo (Gcto), ovvero il cuore dell'organizzazione dell'Universiadi, lavorano già da tempo numerose persone, tra cui interpreti, assunte, in precedenza, in regime "libero professionale". Infine, poiché la manifestazione sta per iniziare e i volontari non possono essere scelti, i Gcto chiamano al lavoro altri gruppi di giovani per tamponare le emergenze. L'interrogazione del gruppo regionale della Rete chiede di conoscere i compensi di queste persone e con che criteri sono stati scelte. Inoltre, avanza sospetti su scelte clientelari: figlie e parenti di funzionari del'assessorato regionale al turismo, figli ed esponenti politici nazionali e regionali. Nell'ufficio stampa vengo scelte decine di persone. Tutti gli esclusi protestano chiedendo di sapere con che criteri si è operata la scelta. Risultato: gli esclusi vengono aggiunti, pur con minore retribuzione, all'ufficio stampa. Fino al 17 agosto non esistono criteri per determinare, tra migliaia di domande, chi, tra i volontari, merita di entrare nel ristretto numero di persone ritenute utili. L'interrogazione della Rete afferma che "per l'inserimento negli elaboratori dei dati dei volontari, l'organizzazione ha corrisposto ad una società privata la somma di 35 milioni, nonostante la richiesta iniziale fosse stata di soli 20 e questo perché il lavoro è stato compiuto, anziché con largo anticipo, nella notte fra il 18 e il 19 agosto". Altri punti da chiarire: sono state oppure no escluse 500 domande dalla graduatoria perché di non residenti a Palermo? E poi qual è stato il ruolo di esponenti di Azione Universitaria, il movimento giovanile di Alleanza nazionale, nell'organizzazione, sul quale esiste un esposto in Procura della Repubblica firmato da Piero Galluccio e Tommaso Castronuovo del Movimento studentesco Icaro? L'ospitalità. Non è stato costruito il previsto villaggio per gli atleti per ciascuna delle tre città sedi di Università, sarebbero stati usati come abitazioni per i fuori sede. La soluzione ha fatto contento solo gli atleti, ospitati in albergo spesso accoglienti e sul mare. L'inizio della manifestazione è stato caotico. Per fare un esempio, una delegazione giapponese ha trovato nel suo albergo stanze tutte con i letti matrimoniali, protestando per molti giorni: gli atleti volevano dormire in letti separarti. Il Brasile era considerato disperso a Palermo, dove doveva giocare la partita inaugurale del calcio, perché i piani di volo erano arrivati a Catania e nessuno li aveva comunicati nel luogo d'arrivo. Le auto fornite dalla Fiat sono state all'inizio consegnate direttamente ai capi delegazione perché non c'erano autisti sufficienti. Liste di arrivi giunte nella sede dell'assessorato regionale al turismo ai primi di agosto sono pervenute a chi doveva occuparsi a manifestazione iniziata. E così via... Che qualcosa non abbia funzionato nell'organizzazione l'ha ammesso addirittura Giuseppe Gentile, l'ex recordman del triplo, inviato da Pescante con un task force in Sicilia per cercare di mettere un po' d'ordine, che a fine manifestazione ha subito rivelato dei rapporti tesi fra i Cus siciliani e il comitato olimpico nazionale italiano.