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Oltre il ragionevole dubbio 
(Il caso Forti)
 
L'incredibile testimonianza del padre della vittima

 

Se l’accusa e la difesa si contendono il campo del processo in modo equilibrato, la valutazione del contenuto delle prove e la loro interpretazione diventa l’unico strumento di decisione.

Qui di seguito sara' trascritto il contenuto della deposizione resa dal padre della vittima alla presenza di Catherine Fernandez-Rundle e Reid Rubin (per lo Stato  della Florida), Ira Loewy( avvocato di Enrico Forti), Anna Davide Fernandez (avvocato di Thomas Knott), Carol Martin (avvocato di Anthony Pike).

La testimonianza si e' svolta presso il Cobalt Center di Londra venerdi' 26 e sabato 27 marzo 1999, durante il primo processo che fu promosso contro Forti e Knott per truffa e circonvenzione di incapace ai danni di Tony Pike.

e' necessario segnalare che si tratta di un esame diretto svolto dalle difese delle parti.

In altri termini, il padre della vittima e' chiamato a ricostruire i fatti sulla base delle domande poste e avvalendosi dei documenti mostrati.

Ho accorpato parte delle dichiarazioni e abbiamo sintetizzato alcune risposte solo per rendere la traduzione intelligibile. La quantita' dei “non ricordo” e dei “non ho memoria” incide pesantemente nello svolgimento logico della testimonianza e, a volte, la vanifica del tutto.

Non pensiamo di essere lontani dal vero affermando che la semplice lettura delle dichiarazioni di Anthony Pike consente di comprendere il contesto piu' di mille deduzioni logiche o giuridiche.

e' notorio che negli USA (e allo stesso modo in Italia) il testimone ha il dovere di dire tutta la verita', solo la verita', nient’altro che la verita'

 

Domanda: Buon giorno, signor Pike. Come si sente oggi?

Risposta:  Nervoso.

Domanda: Okay. Non sia nervoso. Ha manifestato le sue sensazioni al pubblico ministero?

Risposta: Si'. L’ho fatto.

Domanda: Mi lasci spiegare il motivo di questa sua testimonianza. Lei e' probabilmente il testimone chiave nel caso che ci vede oggi impegnati nel processo contro l’imputato Knott e il mio cliente, l’imputato Forti. Comprende questo?

Risposta: Si'.

Domanda: Normalmente, in Florida, soprattutto nelle questioni che riguardano i processi penali, i difensori hanno diritto di esaminare direttamente i testimoni per valutare la loro attendibilita'. e' cio' che adesso stiamo facendo. Ha compreso anche questo?

Risposta: Si'.

Domanda: Cio' che le chiediamo e' di rispondere alle nostre domande in modo veritiero, di chiarire esattamente cosa accadde, di non tralasciare nulla di quanto a sua conoscenza.

Risposta: Si'.

Domanda: Se, nel corso della sua deposizione dovesse accadere che la domanda posta non e' chiara – e questo puo' accadere perche' spesso noi avvocati diamo per scontate alcune cose che invece non lo sono – la invito a dirlo subito perche' io non voglio che lei possa rispondere sulla base di sensazioni o di supposizioni. e' chiaro anche questo?

Risposta: Si'. Lo e'.

Domanda: Le voglio chiarire, ancora, che il nostro dialogo sara' trascritto in stenografia. e' necessario, quindi, che lei risponda alle mie domande solo dopo che io le avro' interamente concluse nella loro formulazione. Anche questo e' chiaro?

Risposta: Si'.

Domanda: Va bene. Possiamo quindi cominciare… e inizierei proprio da questo punto. e' vero o non e' vero che lei e' malato di AIDS?

Risposta: Si'. e' vero.

Domanda: e' vero che ha conosciuto di essere affetto da questa malattia fin dal 1993?

Risposta: Si'. Sarebbe piu' corretto dire che si tratta di HIV (sieropositivita' ndr).

Domanda: Non abbiamo molto tempo e, quindi, mi scusera' se dal 1993 passo al 1997. e' vero che, nel gennaio 1997, lei effettuo' un viaggio in Asia per raggiungere i suoi figli?

Risposta: Si'.

Domanda: Lei arrivo' in Asia e mentre era in Asia le si rivelo' la malattia o qualche sintomo connesso alla malattia da immunodeficienza?

Risposta: A quel tempo non avevo idea di cosa si trattasse, questo collegamento con l’AIDS si rivelo' successivamente. Apparentemente si trattava di una leishmaniosi.

Domanda: Dove ebbe a contrarre questa malattia?

Risposta: Bene, questo proprio non posso dirlo ma, all’apparenza, anche i cani possono trasmetterla.

Domanda: Non ha ben compreso la mia domanda… dove si accorse di averla contratta?

Risposta: In Malesia.

Domanda: e' giusto dire in Malesia mentre era in compagnia di uno dei suoi figli?

Risposta: Si'. In compagnia di Dale.

Domanda: Con Dale… e cosa accadde esattamente? e' vero che ando' in Australia?

Risposta: Si'. Mio figlio mi porto' in Australia. Io non avevo percepito nulla riguardo il mio stato di salute. Non riuscivo a credere a mio figlio quando mi disse che mi aveva trovato nudo e esanime dentro una camera di albergo. Il responsabile dell’albergo lo aveva invitato a portarmi via di li'. Pensai dapprima che mio figlio avesse esagerato nel racconto. Ero stupito io stesso di quello che mi era accaduto.

Domanda: Cosi' la portarono in un ospedale in Australia?

Risposta: Si'. Mi portarono a Sydney, a casa del piu' giovane tra i miei figli. Restai in quel luogo per un certo tempo. Piu' di una settimana. Poi le mie condizioni di salute resero necessario il trasporto in ospedale.

Domanda: I suoi due figli maschi, erano a conoscenza della sieropositivita'?

Risposta: No.

Domanda: Sapevano soltanto che lei era affetto da una malattia non meglio chiarita?

Risposta: Si'.

Domanda: Ritiene che se avessero saputo avrebbero scelto l’immediata ospedalizzazione?

Risposta: Non penso. Fino a quel momento nulla aveva creato apprensione.

Domanda: Va bene. Chi altri era a conoscenza della sua sieropositivita'?

Risposta: Mia moglie.

Domanda: Sua moglie lo sapeva?

Risposta: Si'.

Domanda: E fu contattata?

Risposta: Da chi?

Domanda: Da Dale o Bradley…

Risposta: Probabilmente si'.

Domanda: Dopo o prima del suo ricovero?

Risposta: Dopo.

Domanda: E in ospedale, fu subito chiaro da quale patologia lei era affetto?

Risposta: Si'.

Domanda: Ricorda qualcosa del periodo trascorso in ospedale?

Risposta: Fu un’esperienza traumatica. Non riuscivo a credere a tutto quello che mi accadeva. Ho ancora incubi a questo proposito. e' un periodo triste che ricordo vagamente.

Domanda: Lei era molto malato. Non e' vero?

Risposta: Si'.

Domanda: Quindi ebbe a ritornare ad Ibiza. gennaio 1997, anzi febbraio 1997.

Risposta: Si'. Dopo piu' di un mese di degenza in ospedale in Australia ritornai ad Ibiza.

Domanda: Puo' spiegarci come cio' avvenne esattamente?

Risposta: Si'… fui portato dall’ospedale in un luogo di ricovero per degenti e mio figlio Bradley contatto' mia moglie che in quel momento si trovava in vacanza in Messico e le comunico' che sarebbe stato meglio ritornare se voleva vedermi prima che io morissi, visto che mi avevano dato da quattro a sette giorni di vita residua.

Domanda: e' corretto dire che i luoghi di ricovero cui lei allude in Australia sono molto simili a quelli presenti negli Stati Uniti. Sono luoghi in cui si portano i malati terminali. Corretto?

Risposta: Si'. Esatto. e' proprio cosi'…

Domanda: Pero' e' anche vero che non tutti i degenti muoiono. Quanto tempo vi trascorse?

Risposta: All’incirca tre settimane.

Domanda: E cosa accadde dopo?

Risposta: La mia salute peggiorava e Vera (moglie di Tony ndt) arrivo'. Verifico' i trattamenti medici cui ero sottoposto e si accorse che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto. Disse che dovevo andar via al piu' presto. Che in quel luogo morivano tutti, che tutti stavano morendo in quel luogo. Mi disse che non mi avrebbe lasciato morire e progetto' come andare via da li'. Certo non era facile farlo. La sorveglianza era assai stretta. Si stava come sotto un controllo di polizia. Mi ricordo ancora una ragazzina che era, come me, degente in quell’ospizio…

Domanda: Va bene. Andiamo al punto. Vera la condusse via da quel luogo.

Risposta: Si'.

Domanda: Bradley e Dale acconsentirono a questa scelta?

Risposta: No. Entrambi si opposero.

Domanda: Ma Vera prevalse…

Risposta: Esattamente.

Domanda: Devo supporre che a quel tempo i suoi rapporti con Vera dovevano essere ottimi?

Risposta: Lo erano…

Domanda: In quel preciso momento, sapeva Vera del legame sentimentale che la univa ad una giovane donna?

Risposta: Beh… tutto cio' venne fuori da una mia audizione nel corso del procedimento che venne promosso per la mia interdizione. Mi dissero che io non avrei potuto piu' scegliere dove vivere. Che non potevo piu' lavorare. Ero del tutto incapace e pero' comprendevo quello che mi accadeva e mi ribellavo a tutto quello che stava accadendo. Dicevo a me stesso che non potevo accettare. Mi dicevo che non potevano cancellarmi dalla vita. Cosi' accadde che Vera mi disse che tutto quello che mi stava accadendo era disgustoso…

Domanda: Lei si opponeva a questa tutela imposta in ragione delle sue condizioni fisiche?

Risposta: Si'.

Domanda: Suppongo che l’opposizione nascesse dal fatto che lei si riteneva interamente capace di svolgere ogni incombenza che la riguardava?

Risposta: Si'.

Domanda: E sua moglie Vera era d’accordo con lei sul punto?

Risposta: Ebbene, no.

Domanda: Non lo era, in quel preciso momento?

Risposta: No. Cio' che Vera sosteneva, almeno cosi' ricordo…

Domanda: Cosa sosteneva sua moglie Vera?

Risposta: Che dovevo rientrare ad Ibiza…

Domanda: Bene, lei rientro' a Ibiza nel febbraio?

Risposta: Si', alla fine di febbraio.

Domanda: E fu in questo periodo che inizio' a ricevere il trattamento sanitario adeguato?

Risposta: Corretto. Anche con un pizzico di fortuna.

Domanda: E il suo stato di salute comincio' a migliorare?

Risposta: Si'.

Domanda: Molto bene. Vorrei adesso andare piu' avanti nel tempo. Vorrei arrivare all’ottobre del 1997 allorquando lei si reco' a Londra per parlare con il dott. Paul Chadwick.

Risposta: Si'.

Domanda: La ragione di questo incontro risiedeva nel fatto che lei desiderava una perizia medica che potesse affermare la sua piena capacita' a gestire gli affari che la riguardavano?

Risposta: Esatto.

Domanda: e' corretto dire che in quel momento i suoi rapporti con Vera erano pessimi?

Risposta: e' corretto.

Domanda: e' corretto dire che Vera ebbe ad avere con lei scontri non solo verbali?

Risposta: e' corretto.

Domanda: Puo' spiegarci cosa accadde e perche'?

Risposta: Ho vaghi ricordi. Cio' che posso dire e' che la figlia di primo letto della mia ex moglie era arrivata a Ibiza dall’Australia. Lei era la rappresentante di un grande gruppo turistico interessato all’acquisto del mio albergo.

Domanda: Scusi se la interrompo… ha detto figlia di primo letto della ex moglie… puo' spiegarci meglio questa parentela?

Risposta: Sono stato sposato tre volte e lei non era mia figlia ma la figlia della mia seconda moglie… quindi non e' mia figlia naturale. Il suo nome e' Rolend.

Domanda: A quali condizioni il gruppo australiano era interessato all’acquisto dell’albergo?

Risposta: Il prezzo che io chiedevo era 5 milioni di dollari e segnalavo loro che nella valutazione non si doveva fare riferimento alla quantita' delle prenotazioni o al giro d’affari perche' il valore dell’albergo derivava dalla sua unicita'. L’ho costruito personalmente in oltre sedici anni di continui rifacimenti. Il giro d’affari non poteva da solo fissarne il valore.

Domanda: Con questo vuole affermare che il giro d’affari dell’albergo non era alto?

Risposta: Si'. Ma il giusto valore di mercato dell’albergo poteva indicarsi in cinque milioni.

Domanda: Puo' spiegarci cosa accadde successivamente? 

Risposta: L’arrivo di Rolend creo' non pochi problemi. Mia moglie Vera disse che Rolend non avrebbe potuto soggiornare nell’albergo e soprattutto non avrebbe potuto dormire sotto il mio stesso tetto. Vera manifestava apertamente la sua animosita' nei confronti di Rolend per il semplice motivo che quando conobbi Vera io stavo con Rolend, nel senso che Rolend era la mia fidanzata…

Domanda: Tutto questo accadeva esattamente quando?

Risposta: Era l’estate del 1997, agosto forse… e accadde che Vera comincio' a minacciarmi ed aggredirmi anche fisicamente. Comincio' a ritenersi proprietaria dell’albergo e comincio' a portare via numerosi oggetti…

Domanda: Vera prese anche del denaro?

Risposta: Si'.

Domanda: Perche' non ritenne, a quel punto, di accettare l’offerta di Rolend e del gruppo australiano che le offriva cinque milioni di dollari?

Risposta: e' sempre una questione di circostanze fortunose. Proprio qualche giorno fa ho rivisto i documenti della proposta contrattuale… Accadde che la moglie del principale partner finanziario del gruppo mori' di cancro in breve tempo ed egli resto' da solo con tre figli e si trovo' a far fronte a necessita' piu' urgenti. Non poteva piu' viaggiare e occuparsi delle cose della societa' come aveva fatto in precedenza. Un altro socio aveva avuto un grave incidente d’auto e anche lui non pote' viaggiare per lungo tempo…

Domanda: In poche parole l’affare si perse…

Risposta: Esattamente.

Domanda: Ebbe proposte contrattuali da altri soggetti?

Risposta: Di norma almeno sei volte all’anno ricevevo proposte di acquisto dell’albergo e ogni volta preparavo la documentazione per i richiedenti. Costoro venivano, si sedevano al mio tavolo e ripetevano le solite parole. Ero talmente stufo di sentire ripetere ogni volta le stesse parole. Io dicevo loro che non avevo tempo da perdere e loro ripetevano di essere diversi da tutti quelli che li avevano preceduti. Ecco allora che quando dicevano cosi' io comprendevo che erano uguali ai precedenti. Io dicevo loro che non avevo bisogno di denaro e che il mio stile di vita era assai elevato. Ho sempre avuto auto costose e, fino a qualche tempo fa, anche barche d’altura. Vivevo dove volevo e la vita che facevo era di mio gradimento. Nell’inverno avevo denaro a sufficienza per viaggiare per il mondo e non farmi mancare nulla…

Domanda: L’albergo lavora stagionalmente. Non e' vero?

Risposta: Si'. Da giugno ad agosto. Il resto dell’anno e' quasi per intero vuoto.

Domanda: Ecco perche' lei puo' viaggiare per il resto dell’anno…

Risposta: Esattamente.

Domanda: In altri termini lei spende durante l’inverno cio' che guadagna durante l’estate?

Risposta: Si'.

Domanda: E durante il periodo invernale chi cura l’albergo?

Risposta: Mi occupo personalmente di ogni cosa: dal decoro alle riparazioni.

Domanda: e' corretto dire che durante la stagione invernale l’albergo puo' avere qualche problema di contante proprio a ragione delle entrate ridotte?

Risposta: Si'. e' corretto.

Domanda: Puo' riferirci quando esattamente decise di venire a Miami? In special modo puo' riferirci se fu accompagnato da Thomas Knott?

Risposta: Si'.

Domanda: Subito le chiedo: conobbe in quell’occasione l’imputato Enrico Forti?

Risposta:  No.

Domanda: Ma ne aveva sentito parlare?

Risposta: No. A quel tempo no.

Domanda: Cosa la spinse a venire negli States e perche' proprio a Williams Island?

Risposta: Avevo ricevuto un corriere presso il mio albergo a Ibiza un corriere giunto da Williams Island. Io a quel tempo neppure sapevo dove fosse Williams Island. Aprii il corriere e vi trovai una specie di brochure che magnificava ogni cosa di quel posto. Era una brochure veramente ben fatta… doveva essere costata almeno duecento dollari. Poiche' era stata inviata a me personalmente mi chiesi chi avesse affrontato le spese di spedizione. Per questo affidai ai miei dipendenti di accertare chi avesse inviato il plico telefonando direttamente al mittente. Io non avevo proprio idea di chi potesse essere. Mi meravigliava che qualcuno potesse, cosi' a caso, inviare quel materiale cosi' costoso. La telefonata con il mittente del plico mi chiari' ogni cosa. Fu allora che seppi che dietro quella spedizione c’era Thomas Knott. Seppi che Knott vendeva o era responsabile della vendita di alcune unita' abitative a Williams Island, cosi' telefonai a Knott e gli dissi: «Ehi amico! Non sapevo che fossi li'…» e lui mi rispose dicendomi che aveva soltanto dato disposizione di inviarmi la brochure.

Domanda: Devo interromperla. Quindi lei gia' conosceva Thomas Knott?

Risposta: Certo.

Domanda: Quando incontro' per la prima volta Thomas Knott?

Risposta: Circa dieci anni prima dell’episodio che appena raccontato.

Domanda: Dove fece la sua conoscenza?

Risposta: Knott era un ospite dell’albergo a Ibiza e diventammo subito amici.

Domanda: Quale giudizio lei aveva di Knott?

Risposta: Era un brillante playboy, di grande successo con le donne. Ricordo che tutti mi dicevano che avrei dovuto conoscerlo. Io non ero interessato alla cosa. Ma poi l’albergo era piccolo e tutti insistevano. Un giorno ebbi modo di incontralo e mi accorsi che, in effetti, avevano ragione perche' era veramente carismatico ed aveva al suo fianco una donna di rara bellezza. Knott aveva tante donne veramente belle. Quella a lui vicina in quel momento aveva una specie di adorazione per lui mentre lui la trattava come se nulla fosse.

Domanda: Questo accadeva negli anni Ottanta?

Risposta: Si'.

Domanda: Ascolti signor Pike, quante camere aveva l’albergo quando conobbe Knott?

Risposta: Allora aveva dodici camere che furono successivamente portate a ventidue.

Domanda: C’era una ristorante nell’albergo?

Risposta:  Certo. Il ristorante c’e' sempre stato insieme ad altre attrazioni.

Domanda: Ritorniamo per un attimo al momento in cui ricevette la brochure dalla Florida, da Thomas Knott. Cosa accadde esattamente? Knott la invito' a raggiungerlo a Williams Island?

Risposta: Si'. Mi invito' ad andare come ospite a Williams Island. Penso fosse il mese di novembre. Mi sentivo bene. Non c’era molto da fare in albergo. Pensai che non sarebbe stata una cattiva idea e ritenni di non dire nulla a mia moglie Vera.

Domanda: e' esatto dire che cio' accadde dopo la visita fatta in Inghilterra e dopo che il medico inglese, dott. Scullard l’aveva dichiarata fisicamente idoneo e autonomo in termini di capacita' di gestire i propri interessi?

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Corrisponde a verita' che fu lei stesso ad effettuare le prenotazioni relative al volo per Miami e nessuno ebbe ad accompagnarla per effettuare tutte le operazioni relative all’imbarco?

Risposta: Si'. e' esatto. e' anche vero che molte tra le persone a me vicine mi sconsigliarono quel viaggio ma io sono stato sempre un uomo molto cocciuto e decisi di partire.

Domanda: e' corretto dire che in quel preciso momento lei era pienamente cosciente di tutto cio' che faceva e di ogni suo intendimento?

Risposta: Si'. e' proprio cosi'.

Domanda: Proprio come adesso, lei riteneva coscientemente di poter assumere ogni decisione che riguardasse gli interessi economici relativi all’albergo?

Risposta: Certamente. Lo ero come ancor oggi lo sono.

Domanda: e' corretto, quindi, affermare che se in quel preciso momento qualcuno le avesse formulato un’offerta economica relativa alla vendita dell’albergo lei sarebbe stato pienamente capace di valutarla e decidere per il suo interesse?

Risposta: Ritengo di si'.

Domanda: Mi lasci approfondire la questione. Lei ricorda la creazione della societa' Laffan?

Risposta: No. Assolutamente no.

Domanda: Dunque… sapra' di certo che il suo albergo e' di proprieta' di una societa' spagnola?

Risposta: Certo che lo so…

Domanda: Puo' pronunciare il nome di questa societa' spagnola?

Risposta: Can Pep Tuniet.

Domanda: Can Pep Tuniet. e' questa la societa' che possiede l’albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: e' vero che il cinque per cento della societa' spagnola e' di sua proprieta'?

Risposta: Diciamo che l’intera proprieta' e' mia.

Domanda: Pero' il novantacinque per cento era posseduto da una societa' chiamata Laurabada?

Risposta: Questa era una societa' da me creata offshore. L’operazione mi era stata suggerita dai miei commercialisti. Era un’operazione finalizzata alla vendita dell’albergo. Se avessi venduto non avrei dovuto fare altro che cedere le azioni di questa societa' e basta.

Domanda: Perfetto. Pero' se lei possedeva il cinque per cento a titolo individuale, e' chiaro che quel cinque per cento doveva essere ceduto al compratore indipendentemente e insieme alla cessione dell’intero pacchetto di azioni della Laurabada. e' vero o no?

Risposta:  Sono spiacente ma non comprendo la questione…

Domanda: Proviamo a semplificare. La Can Pep Tuniet possedeva il cinque per cento del Pikes Hotel, l’altro novantacinque per cento era posseduto dalla Laurabada. e' giusto?

Risposta: e' giusto.

Domanda: Quindi. e' stata creata la societa' Laffan che controllava la Laurabada. e' giusto?

Risposta: Si'. e' giusto, ma io non ero a conoscenza di questo particolare…

Domanda: Perche' questa operazione fu fatta mentre lei era in ospedale, in Australia?

Risposta: Esatto.

Domanda: Chi fece tutto questo? I suoi figli Dale o Bradley, sua moglie Vera? Tutti insieme?

Risposta: Sicuramente uno fra loro ma io non posso saperlo. Cio' che posso dire e' che la societa' Hemery Trust manovro' quel tipo di operazione non appena fu chiara la mia malattia. Le azioni furono trasferite dalla Laurabada alla Laffan forse per proteggere i miei futuri interessi, cosa questa che non avvenne proprio in ragione del miglioramento della mia salute. Insomma si fece cio' che era necessario per evitare che qualcuno potesse aggredire la societa' dall’esterno.

Domanda: Forse sarebbe piu' semplice dire che si fece tutto in previsione della sua morte. Se lei fosse morto sarebbe stato piu' semplice trasferire la proprieta' della societa' che possedeva l’albergo. e' corretto dire questo?

Risposta: e' proprio cosi' ma e' anche vero che non avevano necessita' di complicare le cose. C’era gia' la societa' Laurabada che copriva ogni esigenza…

Domanda: In altri termini, se lei fosse morto sarebbe bastato acquisire quelle?

Risposta: Esattamente.

Domanda: Tuttavia, mentre la Laurabada le apparteneva, la Laffan lei non sapeva neppure che esistesse. E quindi al momento della sua morte chi deteneva la Laffan avrebbe in modo automatico acquisito tutto. e' corretto affermare questo?

Risposta: e' esattamente cosi'.

Domanda: e' vero che quando venne per la prima volta a Miami lei non conosceva nulla della societa' Laffan e che mai nessuno ebbe a spiegarle la situazione?

Risposta: Bene… i miei familiari mi dissero che tutto mi era stato spiegato ma io non ho alcun ricordo al proposito, non ho proprio nessuna memoria di questa circostanza…

Domanda: Forse tutto questo e' accaduto mentre lei era molto malato?

Risposta: Si'… forse e' stato proprio in quel momento.

Domanda: Ma successivamente ando' mai a Jersey (isola offshore della Gran Bretagna dove la societa' aveva sede e dove era stata formalmente creata ndt) per discutere con qualcuno che sapeva?

Risposta: No.

Domanda: Quindi lei arrivo' a Miami – lei cosi' sta affermando – assolutamente all’oscuro di ogni cosa. Ignorando che la Laffan possedeva l’albergo… ignorando che la Laurabada e la Can Pep Tuniet non possedevano piu' l’albergo…

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Perfetto. E veniamo alla sua permanenza a Miami. Fu ospitato da Knott?

Risposta: Si'.

Domanda: Quanto e' grande l’appartamento di Thomas Knott?

Risposta: e' grande quanto basta. Si trattava di un bivani.

Domanda: Ci vivevano altre persone?

Risposta: Ci viveva un mondo intero li' dentro, c’era tutto il popolo della piazza di Piccadilly! Tante donne, soprattutto tante donne di ogni sorta. Era un luogo molto rilassato, informale…

Domanda: Diciamo un’atmosfera da party permanente?

Risposta: Esatto.

Domanda: E’ vero che a Williams Island lei ebbe a conoscere Enrico Forti alla fine del mese di novembre dell’anno 1997?

Risposta: No. Credo che fosse piu' in la' nel tempo...

Domanda: Primi giorni di dicembre?

Risposta: Direi piuttosto gli ultimi giorni di dicembre.

Domanda: e' vero, comunque, che vi puo' essere una certezza di quella data avuto riguardo alla prima volta che il Forti ebbe a visitare l’albergo Pikes ad Ibiza. Non e' vero?

Risposta: Esatto.

Domanda: e' giusto dire che la conoscenza avvenne in modo casuale ai bordi della piscina del complesso residenziale di Williams Island?

Risposta: Si'.

Domanda: Ricorda in quale contesto avvenne quella presentazione?

Risposta: Si'. Lo posso ricordare perche' ero da solo in piscina. Io spesso ero in compagnia di Thomas Knott ma in quell’occasione ero solo e mi accorsi di una ragazza molto bella che spingeva una carrozzina con un bimbo. Un altro le era vicino. Ho subito pensato, oh mio Dio!, questa ragazza deve essere una babysitter. Mi piacerebbe conoscerla. Questi due bambini erano veramente molto belli e accanto a lei c’era questo ragazzo molto prestante nel fisico che, ad un certo momento, tiro' fuori dalla tasca una piccola macchina da presa argentata e comincio' a filmare lei e i bambini. Io mi avvicinai e chiesi: «Scusate, ma e' veramente una telecamera quella che vedo?». E lui mi rispose che si'… che si trattava dell’ultimo gioiello tecnologico e che, se solo lo avessi voluto, me ne avrebbe procurata una a meta' prezzo.

Domanda: Quindi, non vi fu una presentazione? Nessuno le disse: «Ti presento Mr. Forti?».

Risposta: Si'. Esatto.

Domanda: e' corretto dire che Knott non le presento' Forti e che tutto avvenne casualmente in piscina allorche', altrettanto casualmente, la moglie e i figli di Forti vi si trovavano?

Risposta: Si'. e' proprio cosi'.

Domanda: Nel corso di questa occasionale presentazione si parlo' di qualcosa in particolare?

Risposta: No. Il giorno successivo, mentre ero in compagnia di Knott in piscina, arrivo' il Forti con la famiglia e lo stesso Knott mi disse che avrei dovuto conoscere il Forti perche' era una persona molto importante a Williams Island e che avremmo potuto discutere con lui il nostro progetto. Lui era l’uomo giusto da conoscere.

Domanda: Di quale progetto sta parlando?

Risposta: La vendita dell’albergo.

Domanda: Ne aveva gia' discusso prima con Knott?

Risposta: Si'. Prima che Knott avesse i suoi guai giudiziari in Germania.

Domanda: Quale era il progetto in discussione?

Risposta: Knott avrebbe creato un club chiamato Pikes Membership Gym, una societa' di diritto tedesco. Egli avrebbe venduto le azioni di questa societa' per centomila Marchi tedeschi e in cambio gli acquirenti avrebbero avuto il diritto di uso dell’albergo per cinque anni in modo rinnovabile. Io obiettati: «Ma, Thomas, cosa avrebbero gli acquirenti in cambio? Due settimane ogni anno al Pikes Hotel? Suvvia! e' ridicolo. Due settimane l’anno in albergo non valgono un cosi' alto importo in danaro». E lui, per tutta risposta mi disse: «Lasciami fare! Tranquillo… nessuna paura, ci penso io. Lascia che sia io a gestire la parte finanziaria…».

Domanda: Ci faccia capire bene di cosa si tratta. L’idea che le proponeva Knott era quella che negli Stati Uniti viene chiamata timeshare type project (una specie di multiproprieta' ndt) dove il venditore cede le azioni che rappresentano il diritto di gestire l’albergo per due settimane in un anno. Un qualcosa molto simile a quello che vende la Disney World. Si compra il diritto di rimanere in un albergo Disney World per due settimane all’anno. Era questa l’idea?  

Risposta: Si'. Esattamente.

Domanda: e' lei era interessato in questo progetto?

Risposta: Beh… mi sembro' una buona idea. Mi diceva che non avremmo fatto una somma enorme all’inizio ma che avremmo potuto utilizzare da subito le enormi potenzialita' dei ricchi che si trovavano a Williams Island e che solo con quelli avremmo potuto riempire l’albergo.

Domanda: e' corretto dire che lo scopo di quell’operazione era di riempire l’albergo nei mesi invernali perche' nei mesi di giugno, luglio, agosto e settembre l’albergo era pieno?

Risposta: Esatto.

Domanda: Dunque, mi faccia capire, quando voi vedete il Forti in piscina a Williams Island pensate subito ad un possibile acquirente del vostro progetto per le azioni dell’Hotel Pikes?

Risposta:  Esattamente.

Domanda: Bene, cosa accadde successivamente?

Risposta: Accadde che fu Forti a sollecitare il contatto con me. Io uscivo ogni sera con Knott e i suoi amici. Non ero in realta' interessato a Forti. Cio' che mi attraeva era il tipo di vita che faceva Knott. Era evidente poi che tra i due non corresse buon sangue, c’era un attrito evidente.

Domanda: e' corretto, quindi, affermare che lei stesso ebbe ad accorgersi che Knott e Forti non avevano nulla in comune.

Risposta: Si'. e' corretto.

Domanda: Pero', ad un certo momento, lei comincia le trattative per l’acquisito con il Forti e lo invita ad andare ad Ibiza per vedere l’albergo? e' vero?

Risposta: No. Io non l’ho invitato.

Domanda: E allora come mai in dicembre il Forti venne ad Ibiza, proprio nell’albergo?

Risposta: Beh… accadde che Forti stava organizzando un mega show a Parigi e io avevo un ruolo in tutto questo perche' uno dei miei amici era un dei piu' grandi manager in Europa nella materia dei grandi eventi. Il mio amico si chiamava Pino Saggleico e gestiva stars del calibro di Madonna, Michel Jackson ed altre di altissimo livello. e' grazie all’attivita' di Pino che l’albergo Pikes comincio' ad avere una certa rinomanza come l’albergo delle stars.

Domanda: Ma l’albergo non era vicino al mare? e' vero?

Risposta: No.

Domanda: Anzi era proprio piu' verso la zona montagnosa. e' vero?

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Pero' artisti come Julio Iglesias venivano in albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: E, chiaramente, questo incrementava la fama dell’albergo e dava maggiori possibilita' di guadagno?

Risposta: Si'. La reputazione dell’albergo era molto alta. Non facevo neppure caso alla quantita' di persone celebri che lo frequentavano durante l’anno perche' qui potevano trovare la privacy che cercavano.

Domanda: Ritorno alla mia domanda precedente. In quale modo lei comincio' a discutere con il Forti la possibilita' di cessione dell’albergo?

Risposta: Gli avevo mostrato una brochure dell’albergo e Forti si era subito dimostrato assai interessato all’acquisto. Mi aveva posto numerose questioni e mi aveva detto che aveva intenzione di acquistare una barca. Aveva intenzione di portare una barca e metterla a disposizione dei clienti. Disse proprio cosi'. Io chiesi: «Ma pensi funzionera' davvero?». E lui mi rispose: «Certo. Curero' io stesso le spese per l’acquisto e mettero' la barca a disposizione dei clienti».

Domanda: Lei parlava di una brochure

Risposta: Si'. Una specie di newsletter, tratta da internet, che io avevo portato con me a Williams Island. Sono sicuro che quella brochure fu vista dal Forti.

Domanda: Quali erano le sue condizioni di salute in quel preciso momento. Voglio dire, esternamente lei manifestava segni evidenti della sua malattia?

Risposta: No. Assolutamente no. Ero normalissimo.

Domanda: Lei ha detto che era in piscina quando incontro' i Forti. Non e' vero?

Risposta: Si'. Prendevo il sole. Nuotavo, anche se non molto. Mi sentivo bene.

Domanda: E, allora, puo' chiarirci come mai decise di trasferirsi presso l’appartamento che il Forti aveva a Williams Island?

Risposta: Certo. Come ho gia' detto, l’appartamento di Thomas Knott era un vero e proprio “porto di mare” e tanta gente vi soggiornava. Forti mi disse che non era per me una buona cosa restare in rapporto con il Knott e mi prospetto' un alloggio alternativo.

Domanda: Quando si prospetto' questa nuova soluzione?

Risposta: Tre settimane, forse un mese dopo la mia permanenza presso Thomas Knott.

Domanda: Lei accetto' l’offerta di Enrico Forti?

Risposta: Si'.

Domanda: Ascolti, Pike, lei solo pochi minuti fa ha detto che non era interessato al Forti; che era piuttosto interessato al tipo di vita che le proponeva Thomas Knott. Ed allora perche' accetto' l’offerta del Forti?

Risposta: Bene. Ricordo quel giorno in modo assai chiaro. Thomas era da poco andato via dal suo appartamento e Forti era giunto inaspettatamente non suonando il campanello. Mi disse di salire sopra e cosi' avrei potuto essere maggiormente sotto il suo controllo.

Domanda: Disse questo: «Sarai maggiormente sotto il mio controllo»? Disse proprio cosi'?

Risposta: Parole similari.

Domanda: Penso che su questo lei debba darci delle certezze. Erano queste le parole o sono parole che, oggi, lei gli attribuisce sulla base della sua memoria? Sono sensazioni o ricordi?

Risposta: Le faro' un esempio. Cio' che ricordo e' che il Forti arrivo' dentro l’appartamento che occupavo dicendomi che dovevamo andar via in quel preciso istante. Ando' nel mio guardaroba e prese i miei vestiti e li piego' sulle sue braccia e prese ogni altra cosa dicendomi: «Vieni con me». Io dissi: «O mio Dio!». E lui rispose: «Si'. C’e' un ascensore. Prendilo». Lui sali' a piedi e fece ingresso in questo appartamento posto proprio sopra quello dove stavo in precedenza ma che, con tutta evidenza, era piu' gradevole del precedente. C’erano i pavimenti di marmo ed era decorato in modo grazioso. Ora – voglio dire – a me non faceva alcuna differenza se si eccettua il fatto che in questo appartamento avevo un grande letto matrimoniale e non un letto per gli ospiti, il miglioramento c’era ma non era poi cosi' particolare. Ma il Forti mi chiese se avessi altri indumenti o cose personali da Knott. Io risposi che si', altre poche cose dovevano essere rimaste giu' nell’altro appartamento. Lui mi rispose che era meglio se scendevo e prendere anche quelle. Cosi' scendemmo insieme e presi quegli oggetti che mancavano. Fu allora che dissi al Forti che la cosa mi imbarazzava non poco nei confronti del Knott perche' ero andato via senza dirgli niente. Forti mi rispose che non c’era nessun problema e che Knott avrebbe di certo compreso. 

Domanda: Lei ha poc’anzi ribadito che l’appartamento del Knott era un porto di mare con tanta gente che andava e veniva. Addirittura, a volte, lei si trovo' obbligato a dormire nello stesso letto con il Knott. e' vero?

Risposta: Si'. e' vero. Dormii con il Knott due o tre volte.

Domanda: Non penso fosse confortevole. Non e' vero?

Risposta: Non lo era affatto.

Domanda: Era piu' confortevole la sistemazione che le offriva il Forti. e' cosi'?

Risposta: e' proprio cosi'.

Domanda: L’appartamento era tutto a sua disposizione?

Risposta: Si'. Tutto a mia disposizione.

Domanda: Ne aveva anche la disponibilita' delle chiavi?

Risposta: Si'.

Domanda: Per caso il Forti la controllava nelle sue frequentazioni in quell’appartamento?

Risposta: Oh! No! Assolutamente no.

Domanda: e' corretto affermare che nell’appartamento messo a disposizione dal Forti lei si trovo' in una situazione obiettivamente migliore?

Risposta: Si'.

Domanda: In termini di comfort?

Risposta: Si'.

Domanda: Dopo il trasferimento lei continuo' a frequentare Thomas Knott?

Risposta: Si'.

Domanda: Quindi e' corretto affermare che Knott non si ritenne offeso dal trasferimento?

Risposta: Knott non ne fece mai menzione.

Domanda: Quindi cio' che accadde fu soltanto un trasferimento e basta. e' giusto?

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Pero' ebbe la percezione che i rapporti tra Knott e Forti andavano peggiorando?

Risposta: Si'. Piccole percezioni. Voci, commenti diretti a screditare l’altro.

Domanda: Ricorda cosa diceva Knott di Forti?

Risposta: Non ricordo alcuna frase specifica.

Domanda: Se dico che il Forti non gradiva il tipo di vita del Knott. e' corretto?

Risposta: Si'. e' proprio cosi'.

Domanda: Forti era sposato ed aveva dei bambini. e' vero?

Risposta: Si'.

Domanda: Ne ricorda i nomi?

Risposta: Si'. Jennifer e Sara Sky. Forti mi disse che aveva chiamato la sua seconda figlia con il nome del cielo, perche' e' il cielo blu che egli vedeva dalle finestre del suo appartamento. Pensai che questa era una cosa bellissima…

Domanda: Puo' definire il Forti una persona gradevole.

Risposta: Si'. Certamente lo era.

Domanda: e' corretto dire che in quei giorni i suoi rapporti con il Forti si rafforzarono?

Risposta: Tutto era legato ai bisogni dei bambini. Non mi era permesso mai di rimanere da solo con la madre e mi diceva che era terrorizzata…

Domanda: Un momento di chi stiamo parlando?

Risposta: Heather.

Domanda: Terrorizzata da chi?

Risposta: Da Forti. Almeno cosi' mi sembrava.

Domanda: Ma Heather ebbe mai a comunicarle questo suo terrore?

Risposta: No.

Domanda: Le disse mai di avere subi'to abusi o violenze?

Risposta: No.

Domanda: Vide mai la traccia di un qualche abuso o violenza?

Risposta: No.

Domanda: Dunque, questa e' solo un’opinione.

Risposta: No. e' una percezione che si basava su quello che vedevo quando i due stavano insieme nella stessa stanza. Sentivo che era terrorizzata. Lei non voleva stare insieme a noi quando discutevamo. Forti avrebbe asserito che questo e' lo stile italiano e che quando si discute di affari le donne non devono trovarsi nei dintorni.

Domanda: In altre parole, Heather non voleva essere coinvolta nelle attivita' di affari del proprio marito. e' questo?

Risposta: Si'.

Domanda: Potevano esservi cento altre ragioni per non voler essere coinvolti. Non crede?

Risposta: In effetti, potevano esservi altre ragioni.

Domanda: Ne discusse mai con gli interessati.

Risposta: No. Mai.

Domanda: Bene. Parliamo adesso del momento in cui si comincio' a discutere della vendita dell’albergo Pikes con il Forti?

Risposta: Si'.

Domanda: Cosa disse lei al Forti a questo proposito?

Risposta: Beh… mi chiedeva cose del tipo… mi parlava di Julio Iglesias, se veramente tutti fossero colpiti dal fatto che lui frequentasse l’albergo. Era un po’ ridicolo. Si comportava come un bambino…

Domanda: Ma io sto parlando dell’acquisto dell’albergo e vorrei che lei si concentrasse su questo punto specifico. Parlo' mai delle condizioni finanziarie in cui l’albergo sarebbe stato venduto?

Risposta: No.

Domanda: Indico' mai al Forti le necessita' strutturali dell’albergo? Parlo' mai di restauri?

Risposta: No.

Domanda: Vi erano dei problemi di infiltrazione d’acqua, gli arredi ed i tappeti erano in parte ammuffiti. Ne parlaste mai?

Risposta: No. C’erano stati dei problemi in passato ma poi erano stati risolti.

Domanda: Avete mai parlato con il Forti del costo di un appartamento a Williams Island?

Risposta: Si parlava dei costi degli appartamenti perche' Thomas Knott cercava di piazzarne alcuni. Se ne parlava in relazione alla nostra idea di cedere la multiproprieta' dell’albergo.

Domanda: Ma non vi era nessun rapporto tra la multiproprieta' dell’albergo e l’acquisto di un appartamento a Williams Island. e' corretto?

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Ed allora, signor Pike, puo' spiegarci cosa accadde veramente? Non ricorda che ad un certo momento lei e Forti cominciaste a parlare della proprieta' dell’albergo e del modo come cederlo ossia del corrispettivo?

Risposta: No. Non lo ricordo.

Domanda: C’e' qualcosa che lei ebbe a scrivere a questo proposito?

Risposta: Si'.

Domanda: Ricorda quando scrisse questo documento (la difesa lo mostra alla Giuria). Puo' leggerne il contenuto alla Giuria?

Risposta: Si tratta di una lettera intestata. L’intestazione e' della societa' che possiede l’albergo Pikes. Essa detiene il novantacinque per cento della Laurabada Investments. Vi e' scritto l’indirizzo, 41 Mott Street Helier, New Jersey. e' il detentore delle azioni per conto del proprietario Anthony John Pike, cittadino di origine britannica ma naturalizzato australiano…

Domanda: Non le chiedo di leggere tutto il testo… ma di riconoscere che vi si sta parlando della cessione dell’albergo. e' corretto dire questo?

Risposta: Si'. e' corretto.

Domanda: Guardi in fondo a quel documento cosa c’e' scritto. C’e' scritto «Copia per Chico».

Risposta: Si'.

Domanda: e' stato questo documento scritto di suo pugno?

Risposta: No. Le parole «Copia per Chico» non sono di mio pugno.

Domanda: Ma il resto e' stato scritto da lei personalmente?

Risposta: Si'.

Domanda: Ricorda quando questo documento fu redatto?

Risposta: No.

Domanda: Va bene. Ricordera' almeno di averne fornito una copia al Forti?

Risposta: No.

Domanda: Non ricorda di averlo redatto? Non ricorda di averlo scritto? Questo documento e' scritto di suo pugno oppure no?

Risposta: Si'. e' da me redatto personalmente.

Domanda: La scrittura e' forse un effetto della sua malattia, la malattia che l’affliggeva?

Risposta: Si'. In effetti la scrittura e' pessima.

Domanda: Cosi' si cerco' di battere a macchina il documento?

Risposta: Esatto.

Domanda: Ritiene che sia credibile quando dice di non ricordare quando tutto cio' accadde?

Risposta: Non so. Non ricordo.

Domanda: Potrebbe cio' essere accaduto mentre si trovava a Williams Island?

Risposta: No. Non penso proprio.

Domanda: Ma prima aveva detto che a Williams Island si comincio' a parlare dell’albergo…

Risposta: Non lo ricordo.

Domanda: Almeno ricorda di avere dato questo documento al Forti?

Risposta: No. Non lo ricordo. Non penso di averlo dato al Forti.

Domanda: Cerchiamo di riassumere anche solo per via ipotetica. Come puo' il Forti avere avuto il possesso del documento che le ho mostrato?

Risposta: Bene… posso rispondere che egli venne e rubo' tutto cio' che era nel mio ufficio. La sola notte in cui si trovo' all’interno dell’albergo quando avrebbe dovuto visionarlo per l’acquisto. L’indomani mattina ando' via presto con una scusa, mi disse che doveva improvvisamente tornare da Heather ma invece di tornare a Miami volo' in Italia e vi resto' per tre giorni. Non potevo comprendere perche' facesse tutto questo. Gli dicevo: «Ma non hai neppure visto l’albergo? Se sei interessato all’acquisto non ritieni che dovresti guardare le condizioni dell’immobile e valutarne lo stato economico?». Mi rispose che aveva tutte le informazioni di cui aveva bisogno.  

Domanda: Bene. e' corretto dire che tutto cio' accadde durante il periodo natalizio del 1997?

Risposta: Si'.

Domanda: e' corretto dire che Forti venne a Ibiza perche' voleva comprare l’albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: e' corretto dire che avete discusso dell’acquisto?

Risposta: Si'.

Domanda: A questo punto, e' lecito conoscere i termini di questa trattativa?

Risposta: In realta' egli evitava accuratamente ogni discussione sui termini della trattativa.

Domanda: Vedremo se, in effetti, e' cosi'. Intanto puo' dirci se nel corso di questo viaggio a Ibiza lei ebbe a comunicare al Forti di essere affetto da sieropositivita'?

Risposta: No. Non ebbi a farlo. Non ve ne era alcuna necessita'.

Domanda: Ebbe mai a comunicare di essere stato dichiarato in stato di incapacita' in Australia?

Risposta: No.

Domanda: Ebbe mai a comunicare l’esistenza di problemi mentali di impedimento?

Risposta: No.

Domanda: Ebbe mai a comunicargli i problemi insorti con sua moglie Vera?

Risposta: In quella fase, non penso proprio…

Domanda: Perfetto. Adesso andiamo un po’ indietro nel tempo. e' corretto dire che entrambi i suoi figli Dale e Bradley vivevano in Oriente.

Risposta: Bradley viveva in Australia. Dale in Malesia.

Domanda: e' corretto dire che nessuno dei due era coinvolto nella gestione dell’albergo?

Risposta: No. e' piu' corretto dire che ci fu un tempo in cui entrambi cercarono di gestire insieme a me l’albergo ma fallirono per la loro incapacita'. E io li buttai fuori. Tutti e due.

Domanda: Perfetto. e', quindi, corretto dire che lei non desiderava proprio che i suoi figli si occupassero dell’albergo e che loro ben conoscevano il desiderio paterno?

Risposta: Si'. e' esatto.

Domanda: Perche' li estromise dalla gestione dell’albergo?

Risposta: Non erano in grado di occuparsi delle cose di cui l’albergo necessitava.

Domanda: e' vero o non e' vero che il pericolo che lei corse in Australia poteva dirsi parte di una specie di ritorsione e un tentativo di rientrare negli affari dell’albergo?

Risposta: Penso proprio di si'.

Domanda: Pensa che componenti della sua famiglia abbiano tentato di estrometterla dai suoi affari e prendere il suo posto.

Risposta: Si'. Lo penso.

Domanda: E lei non desiderava certo che questo accadesse. Non e' vero?

Risposta: No di certo. Tentarono di farmi dichiarare morto prima che io lo fossi.

Domanda: Bene. Tentavano di vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso… Potrebbe dirsi questo?

Risposta: Piu' o meno.

Domanda: Qual era la posizione economica di Dale? Era un uomo di successo?

Risposta: No. Era questa la ragione che lo aveva fatto ritornare all’albergo. Aveva un’impresa in Malesia e aveva lavorato duramente per portarla avanti. Poi la moneta locale si svaluto' e perse quasi tutto nel giro di una sola notte. Cosi' mi disse: «Papa', non posso fare fronte a tutto questo… non so proprio cosa faro' adesso». Cosi' parlai alla responsabile della reception Claire. Claire Moorely che mi invito' a prenderlo nuovamente in albergo anche se io non volevo. Mi disse che ormai erano passati quasi sette anni da quando era stato licenziato e che l’esperienza della vita doveva averlo maturato. Oramai era un uomo di quarantadue anni ed era pure padre di un piccolo e forse questa paternita' poteva averlo cambiato. Cosi' gli inviai la lettera per dirgli di tornare ed egli mi rispose dicendomi che quando l’aveva ricevuta l’unica cosa che gli era venuta in mente era solo la parola grazie. Grazie per avergli dato ancora fiducia.

Domanda: Cosi' Dale ricomincio' a lavorare per lei.

Risposta: Si'.

Domanda: Cerchiamo adesso di collegare le cose. Abbiamo gia' parlato del viaggio che a fine dicembre lei effettua con il Forti alla volta di Ibiza. Chi pago' quel viaggio?

Risposta: Il viaggio lo pago' Enrico Forti.

Domanda: Arrivati ad Ibiza passaste la serata insieme?

Risposta: Non era sera. Era proprio notte fonda. Cominciammo ad esaminare i documenti dell’albergo e io divenni sempre piu' stanco con il passare delle ore. Gli dissi che sarei andato a letto mentre il Forti rimase da solo con le carte. Cosi' egli resto' solo e il mattino successivo era gia' andato via. Solo diverse settimane dopo mi sarei accorto che molti dei documenti dell’albergo erano spariti.

Domanda: Quando si verifico' esattamente questa circostanza?

Risposta: Quando mi fu necessario consultarli nuovamente.

Domanda: Quali documenti avrebbe preso il Forti?

Risposta: Tutti. Il contenitore era del tutto vuoto.

Domanda: Quali documenti erano contenuti?

Risposta: Documenti relativi all’attivita'. Documenti personali. Mi diceva spesso che avrebbe voluto scrivere una biografia su di me e, per questo motivo, non gli impedivo l’accesso a quei documenti personali.

Domanda: Eccezion fatta per quello che riguardava la sieropositivita'?

Risposta: Non ve ne era alcun bisogno. Non discutevo su queste cose.

Domanda: Posso comprendere. Ma io non voglio polemizzare con lei. Cerco di trovare la verita'. e' lei che ha detto di aver dato al Forti i suoi documenti personali. Volevo soltanto chiarire cosa dobbiamo intendere dietro l’espressione «non impedire l’accesso…».

Risposta: e' cosi'.

Domanda: Se ho ben compreso lei ha volontariamente dato accesso al Forti a tutti i suoi dati personali. e' cosi'?

Risposta: Si'. e' cosi'.

Domanda: Forti fotocopio' le carte.

Risposta: Si'. Forti fotocopio' ogni cosa. Anche quelle per le quali io dicevo: «Ma questo non e' importante. Non ti servira'». Molti documenti furono portati via in originale.

Domanda: Perfetto. Pero' a quel punto parlaste necessariamente dell’acquisto dell’albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: Fu raggiunto un accordo?

Risposta: Verbalmente, si'.

Domanda: Quali erano i termini dell’accordo verbale?

Risposta: Che non avrei accettato una somma inferiore a cinque milioni di dollari.

Domanda: E poi?

Risposta: Che la somma poteva essere corrisposta in ratei e dilazionata e questa era la parte dell’accordo che interessava il Forti.

Domanda: In altri termini, Forti non doveva dare cinque milioni di dollari in contante?

Risposta: Esatto.

Domanda: Come avrebbe reperito la somma? Con mutui presso banche? Cosa prevedeva l’accordo sul punto specifico?

Risposta: Ma in verita' con il Forti non si parlo' mai del punto specifico. Ne avevo parlato con il Knott, non con il Forti.

Domanda: Ammettera' che c’e' da perdere la pazienza… sto cercando di determinare quale accordo esattamente ebbe a discutere con il Forti per la vendita dell’albergo e lei mi parla del Knott. Ammettera' che non e' chiaro. Dunque… riprovero' a farle la domanda

Risposta: Prego.

Domanda: e' corretto dire che tra lei e il Forti, nel dicembre 1997 si pervenne ad un accordo per la vendita dell’albergo Pikes?

Risposta: Si'. e' corretto.

Domanda: e' corretto dire che lei invio' una lettera ai suoi figli Dale e Bradley per segnalare la sua intenzione di cedere l’albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: Se fece questo e' segno che un accordo stava concludendosi. e' vero?

Risposta: Si'.

Domanda: e' vero che Forti stava comprando tutto l’assetto economico dell’albergo e non solo la struttura immobiliare?

Risposta: Si'. e' vero.

Domanda: e' vero che parte dell’acquisto del Forti comprendeva mutui ipotecari?

Risposta: Si'. e' vero.

Domanda: A quanto ammontavano questi mutui?

Risposta: Ammontavano a circa trecentocinquantamila dollari ossia il quindici per cento dell’intero valore dell’albergo.

Domanda: Perfetto. Era parte dell’accordo che Forti avrebbe dovuto ingrandire l’albergo?

Risposta: Era questo uno sviluppo logico delle cose al quale avevo lavorato fin dall’inizio.

Domanda: Nei termini dell’accordo erano previsti cessioni di appartamenti?

Risposta: No.

Domanda: Non furono neppure discusse?

Risposta: No. Forse vi fu qualche riferimento generico ma null’altro. Ricordo di aver detto: «Senti Chico, per meno di cinque milioni di dollari non dire mai che tu possiedi l’hotel. Quindi smetti di dire che tu hai comprato l’albergo». Lui, pero', mi invitava a dire che gli avevo ceduto l’albergo in ragione del fatto che piu' facilmente si sarebbero aperti crediti nei suoi confronti da parte di eventuali investitori… 

Domanda: Pero'… Questo Forti doveva avere una personalita' davvero eccezionale!

Risposta: Si'.

Domanda: Pero' devo ammettere che anche la sua personalita' non doveva essere da meno.

Risposta: Normalmente si'. Ma in quel tempo non stavo bene.

Domanda: Comunico' questo al Forti?

Risposta: No.

Domanda: Ebbe mai a dire al Forti che le sue condizioni di salute erano compromesse?

Risposta: No.

Domanda: Attualmente, signor Pike, come definisce il suo stato di salute?

Risposta: Ottime.

Domanda: Ricorda di avere inviato a Dale e Bradley una lettera?

Risposta: Si'. Ho visto una copia di quella lettera.

Domanda: In quella lettera lei dice testualmente ai suoi figli che l’albergo era venduto. Afferma che l’operazione poteva dirsi un po’ “stravagante” ma che l’acquirente, cioe' Chico, era ben lieto di concluderla. Comunica che il denaro corrispettivo sarebbe cominciato ad affluire dal mese di gennaio 1998 e che l’operazione di compra-vendita poteva ritenersi complicata ma con eccellenti potenzialita'. Afferma, ancora, che si sarebbe amalgamato l’Hotel Pikes con Williams Island per veicolare l’affare reciprocamente. Cosa esattamente intendeva affermare quando parlava di amalgamare gli affari? Lo ricorda?

Risposta: Si'. Perche' io stesso ho scritto quelle parole. Amalgamare vuol dire che Williams Island sarebbe stato un luogo di promozione dell’Hotel Pikes e gli affari sviluppati a Ibiza sarebbero stati il volano di quelli da promuovere in Florida. In altre parole, avremmo cercato di vendere unita' immobiliari di Williams Island ai clienti che venivano a passare le vacanze a Ibiza e per me vi sarebbe stata attivita' economica tutto l’anno.

Domanda: Lei nella lettera parla di vendita complicata. Cosa voleva dire?

Risposta: Che non vi era immediato passaggio di denaro. Cosa questa che interessava tutti ogni volta che c’era un nuovo acquirente che si affacciava all’orizzonte.

Domanda: Perfetto. Dunque, eravamo arrivati al punto in cui Forti, dopo essere stato una notte presso l’albergo Pikes, parti' alla volta dell’Italia e quindi ritorno' in Florida. Lei rimase in contatto con il Forti dopo quella breve permanenza spagnola?

Risposta: Si'.

Domanda: Adesso, puo' chiarire se all’inizio dell’anno 1998 ebbe una conversazione con il Forti nel corso della quale lei manifesto' problemi con sua moglie Vera?

Risposta: Non ricordo una conversazione sull’argomento.

Domanda: Provi a ricordare… Sua moglie Vera venne a scontri verbali e fisici con lei, tento' di gestire l’albergo in modo autonomo, prese numerosi oggetti, denaro ed altro. Lei disse a Forti che uno dei motivi per cui voleva cedere l’albergo era proprio quello di liberarsi di Vera?

Risposta: Si'. e' proprio cosi'.

Domanda: A quel punto lei disse al Forti che era interessato ad un appartamento a Williams Island magari lo stesso che aveva in precedenza abitato?

Risposta: No. Non ho mai indicato al Forti di essere interessato all’appartamento.

Domanda: Sicuro di questo? Mai formulata una richiesta di questo tipo?

Risposta: Certissimo.

Domanda: Dunque, nel gennaio 1998 lei ritorna a Miami? e' giusto?

Risposta: Penso che tornai a Miami proprio tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio.

Domanda: Prese con se' documenti che riguardavano la societa' Laffan?

Risposta: No.

Domanda: Come mai, allora, Forti possedeva gli originali di questa societa'?

Risposta: Perche' li aveva rubati in albergo, come ho gia' detto.

Domanda: e' sicuro di non averli dati lei personalmente?

Risposta: Assolutamente no.

Domanda: Pero' lei fu ospite del Forti per due settimane a Williams Island nel gennaio 1998?

Risposta: e' vero.

Domanda: E risiedeva nell’appartamento vicino a quello del Forti. e' vero?

Risposta: Si'.

Domanda: Era un appartamento di cui il Forti era proprietario. Non e' vero?

Risposta: Si'. Almeno cosi' diceva.

Domanda: Durante questa permanenza di due settimane parlaste dell’affare dell’albergo?

Risposta: Guardi, era sempre la stessa storia. Era abile a deviare la discussione. C’era tanta gente che veniva a trovarlo e lui mi trattava un po’ come un ragazzino che bisognava gestire.

Domanda: Mi lasci andare ancora avanti per qualche istante e comprendera' le mie domande ancor meglio di quanto fino a questo istante non abbia fatto. Le mostro il documento delle prove processuali contrassegnato dal numero quattro e che indica un contratto sottoscritto tra lei e il Forti. La domanda e': la firma che si nota in calce al contratto e' la sua?

Risposta: Si'.

Domanda: Si ricorda di avere sottoscritto questo documento?

Risposta: No. Quella che vedo e' la mia sottoscrizione ma io non avrei mai sottoscritto quel contratto a meno che quando ho sottoscritto non fossi completamente fuori di cervello.

Domanda: Ma quella e' comunque la sua sottoscrizione. Non e' vero?

Risposta: Si'. Lo e'.

Domanda: E quel documento dice che lei accetta di cedere a Forti la piena proprieta' dell’albergo incluse le strutture, gli arredi e ogni utilita'. e' corretto?

Risposta: Si'.

Domanda: Ma lei non l’ha mai visto?

Risposta: No. E poi la firma e' un po’ dodgy.

Domanda: Cosa intende dire con la parola dodgy?

Risposta: Intendo dire che non mi sembra proprio la mia scrittura. La T va giu' troppo… insomma, non penso possa essere la mia scrittura.

Domanda: Non ricorda di avere sottoscritto questo documento davanti ad un notaio?

Risposta: Si'. Lo ricordo. Dovrebbe essere il notaio Edythe Abrahams. Mai vista nella mia vita. Non sono mai stato davanti ad un notaio se si eccettua l’atto realizzato davanti al notaio di Ibiza, non mi sono mai recato da un notaio negli Stati Uniti d’America.

Domanda: Le mostro altri due documenti sempre relativi al contratto con il Forti.

Risposta: I documenti sono forse formalmente validi ma io non ho memoria sul fatto di averli mai firmati.

Domanda: Ricordera', almeno, di avere effettuato un viaggio a Parigi?

Risposta: Si'. Questo lo ricordo.

Domanda: Chi pago' questo viaggio a Parigi?

Risposta: Enrico Forti.

Domanda: e' corretto dire che Enrico Forti spese piu' di venticinquemila dollari  per lei?

Risposta: No. Non penso sia stata una somma cosi' esagerata.

Domanda: Forti le invio' venticinquemila dollari? Si' o no?

Risposta: Si'.

Domanda: Lei uso' questo denaro per l’albergo?

Risposta: Si'.

Domanda: L’importo fu rimborsato?

Risposta: No.

Domanda: L’Hotel Pikes aveva problemi di contante?

Risposta: Non veri e propri problemi. Problemi l’albergo non ne aveva mai avuti. Era un breve momento di stasi degli affari e accettai quel denaro.

Domanda: Accetto' quel denaro quale acconto per l’acquisto dell’albergo? Non e' vero?

Risposta: No. Fu un prestito in amicizia. Spesso nel passato avevo amici che mi prestavano del denaro.

Domanda: Scusi… faceva parte del suo stile di vita dare del denaro cosi' facilmente?

Risposta: Non ero io che prestavo, erano gli altri che mi prestavano…

Domanda: Quindi ci faccia comprendere. Con una mano prendeva quel denaro con l’altra non sapeva che stava firmando documenti con cui cedeva l’albergo?

Risposta: No.

Domanda: Ebbe mai a discutere con il Forti, quale parte del contratto di vendita dell’albergo, sulla necessita' che lei stesso assumesse la nuova gestione delle attivita'?

Risposta: Si'.

Domanda: Ricorda che questa parte dell’accordo le riconosceva quattromila dollari al mese?

Risposta: Si'. Pero' io mai avrei sottoscritto questo perche' quella somma e' molto inferiore alla somma che io stesso riconosco ai miei dipendenti.

Domanda: Lei non considera che oltre quella somma era previsto nel contratto un ulteriore beneficio, basato sui profitti, superiore a circa dodicimila dollari annui.

Risposta: Si'. e' vero.

Domanda: Torniamo al suo viaggio a Parigi. Cosa accadde a Parigi?

Risposta: La mia fidanzata vive a Parigi. Si chiama Fanny. Ero molto felice di rivederla.

Domanda: Qual e' l’eta' della sua fidanzata?

Risposta: Penso abbia diciannove anni.

Domanda: Questo dovrebbe essere uno dei punti di contesa con sua moglie Vera. O no?

Risposta:

Domanda: Come conobbe Fanny?

Risposta: Veniva in albergo con sua madre fin da quando aveva l’eta' di sedici anni. Era quasi un gioco per me. Qualcosa che non poteva avere risposte. Mi lasciai andare dopo giorni e giorni in cui mi dicevo che non era possibile, non era proprio possibile, che una come lei si potesse concedere a me… lei era veramente bella e dimostrava vent’anni o poco piu'. Era vergine e fummo insieme una notte. Il giorno successivo lei dovette lasciare l’albergo dopo un soggiorno durato dieci o dodici giorni. Non potei neppure dirle arrivederci perche' mia moglie Vera era nei pressi e io ero terrorizzato al pensiero che avesse potuto scoprire qualcosa. Ricordo che, stranezza del destino, proprio Vera mi disse: «Hai guardato quella ragazza!» e io risposi che si trattava di una ragazzina e che veramente doveva vedere le cose sbagliate se pensava che potesse interessarsi ad un vecchio come me…

Domanda: Quanti anni ha, signor Pike?

Risposta: Adesso ho sessantacinque anni.

Domanda: Questo e' accaduto circa cinque anni fa. e' vero?

Risposta: Si'.

Domanda: Le era stata gia' diagnosticata la sieropositivita'?

Risposta: Si'.

Domanda: Nei rapporti sessuali che avete avuto ha usato contraccettivi?

Risposta: No.

Domanda: Il dr. Scullard (il medico che diagnostico' l’AIDS ndt) le ha mai chiarito l’importanza dell’uso del preservativo nei rapporti sessuali che lei intrattiene in relazione al pericolo di contagio?

Risposta: Si'.

Domanda: Lei, quindi, era ben consapevole di cio' che stava facendo?

Risposta: Si'.

Domanda: Era cosciente che cosi' facendo avrebbe messo in pericolo la vita della giovane Fanny, che senza il contraccettivo la donna avrebbe potuto contrarre il virus e morire?

Risposta: Si'.

Domanda: E lei ando' oltre senza curarsene?

Risposta: No. Presi la precauzione di non eiaculare dentro.

Domanda: Ma il dr. Scullard non la informo' che questo tipo di precauzione era inefficace?

Risposta: Si'. Ma continuai a farlo comunque.

Doman